Itinerari

Escursione al lago delle Stellune

Dal ponte delle Stue al lago delle Stellune

In una bella giornata di primavera inoltrata parto con mio papà alla volta del Passo Manghen.  Arrivati in Val di Fiemme dopo alcuni chilometri e aver imboccato la via che porta al Passo, troviamo una strada forestale chiusa al traffico con un piccolo parcheggio. Siamo al Ponte delle Stue. Ci incamminiamo lungo la strada forestale per un lungo tratto in mezzo al bosco rigoglioso con un torrente alla nostra destra. A tratti è così vicino che il rumore dell’acqua sovrasta le nostre voci.

Apperò ce n’é acqua en Lagorai? Questa battuta ci accompagna ogni volta che ci addentriamo nei suoi sentieri e strappa sempre un sorriso. Giunti a Malga Cazzorga ci fermiamo a bere un tè caldo dalle thermos, al riparo dall’aria fredda e pungente che tira, che si è alzata e mio papà mi spiega sulla cartina dove siamo e come si svilupperà la gita.

Proseguiamo per il sentiero che segue una vecchia mulattiera a tratti ancora ben visibile.  Ci sono punti in cui è ancora presente qualche tratto ghiacciato e la neveLa salita non è mai troppo ripida e impegnativa,  questo ci permette di goderci il panorama suggestivo della zona. Siamo al cospetto del Montalon, Cima delle Buse, Cima Stellune. Il lago delle Stellune appare sotto di noi…meraviglioso, ancora ghiacciato.  Un vero piccolo laghetto alpino. Non scendiamo fino alla riva perché è piuttosto freddo e il tempo ora appare instabile, meglio non rischiare.

Ci accontentiamo di guardarlo dall’alto mentre mangiamo un panino, riparati da una roccia, godendoci la sensazione di pace e libertà. Ci sarebbe piaciuto raggiungere Forcella di Valsorda ma c’è ancora troppa neve resa un pò scivolosa dal caldo del sole in contrasto col freddo della notte. La classica neve primaverile. Sarà per un’altra volta. Scendiamo con calma riempiendoci di aria fresca.

Seconda escursione un mese dopo

Un’escursione che un mese dopo decido di rifare e di andare questa volta da sola. Salgo fino al lago delle Stellune e proseguo verso la Forcella di Valsorda ma anche stavolta trovo della neve, troppo molle, si fa troppa fatica e si rischia di farsi male. Ci sono tracce di qualcuno arrivato prima di me ma si vede chiaramente che anche lui dopo qualche passo ha rinunciato. E niente, sarà per la prossima volta. Ritornata al lago decido di abbandonare il sentiero che si tieni in alto e scendo nel pianoro sottostante, immersa in un’esplosione di colori e profumi dei fiori che sono ovunque intorno a me; ci sono rododendri, la rosa dell’alpe, la bianca pulsatilla, le genzianelle, i botton d’oro, le orchidee, cardi di tante specie, campanelle e le prime negritelle, ancora chiare e piccine.  Una macchia di verde trapuntato di rosa, bianco, giallo, viola e profumi di ogni tipo.

Un ritratto della natura

Ad un certo punto sento un rumore provenire da un un cespuglio davanti a me, come se ci fosse qualcosa che si muove li in mezzo. Mi fermo e aspetto attenta, guardo incuriosita e aspetto. Dopo un po’ non sento più niente…mi avvicino, aggiro il cespuglio e a terra, fra l’erba, vedo metà lepre. L’altra metà è stata mangiata, credo, da una volpe. Il sangue è fresco. Mi pare di scorgere uno spasmo delle zampe. E’ sicuramente appena successo, qualche predatore stava banchettando ed è scappato senza finire il suo pasto, spaventato probabilmente dal mio arrivo.

Un ritratto crudo di cos’è la natura. Il ciclo della vita. Un animale diventa cibo e vita per un altro animale. Non mi soffermo troppo a guardare, mi allontano nel rispetto sia della preda che della volpe, che possa tornare a finire il suo pasto. A quel punto riprendo il sentiero e torno alla macchina portandomi via un’altra esperienza. Ci sono tornata ancora, sì, per la terza volta. Questa volta ero con il mio compagno, era estate, una splendida giornata caldissima di giugno. Partiti sempre dallo stesso punto delle altre escursioni, superata Malga Cazzorga quando la vegetazione lascia posto ai porfidi ci imbattiamo in una vipera. Ci fermiamo e attendiamo che si nasconda fra l’erba e continuiamo il nostro viaggio.

In Lagorai è molto facile imbattersi nelle vipere perché c’è molta acqua, sole e pietre sotto cui ripararsi nelle ora più calde. E’ quindi importante avere calzature adatte e non mettere mai le mani fra l’erba prima di aver controllato che non ci siano ospiti indesiderati. Giunti al lago ci siamo rinfrescati e ritornati verso il bosco dove all’ ombra dei pini si stava decisamente meglio. Mi piace questo posto. Mi piace davvero tanto. E’ un angolo di pace e tranquillità dove, senza eccessiva fatica, trovi un ambiente suggestivo e selvaggio.  Uso spesso il termine “selvaggio” quando parlo del Lagorai, questo perché questo è l’aggettivo che per me lo rappresenta al meglio e spero nel mio cuore, che lo rimanga per sempre. Buona montagna.

Laura Giovannini

Sono cresciuta con un papà che ha l'alpinismo a tutto tondo dentro di se e non potevo fare altro che seguirlo. La montagna é vita é pace é luce.
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